Centorame

L’azienda vitivinicola “Centorame” di Lamberto Vannucci si trova nel cuore delle colline teramane, nella zona della Riserva Naturale dei Calanchi di Atri. A 180 metri s.l.m. e a poca distanza dalle coste, l’azienda nata alla fine degli anni ’80, vanta una tenuta di 19 e...

Sarah Dei Tos: La vigna di Sarah e il suo prosecco biologico tendente al “Biodinamico”

Pendii verdi accarezzati dal sole, punteggiati da chiese, abbazie e antichi castelli: è fra le colline del Veneto che viene creato il Prosecco, un vino che affonda le sue radici in una terra ricca di bellezza e fascino.

La storia di questa regione si intreccia a doppio filo con quella di un vino prodotto sin dall’antichità quando, alla fine del V secolo, il celebre vescovo Poitiers definì le colline di Valdobbiadene “la terra dove le viti fioriscono sempre”.

Birre trappiste: ce ne sono solo dodici al mondo e una la producono a Roma

La birra ha origini antiche che vanno dagli Egizi ai Celti, passando per i Greci e i Romani. Se i monaci Benedettini hanno salvato la vite e la viticoltura nel Medioevo, quelli Trappisti (Cistercensi di stretta osservanza ispirati comunque alla regola benedettina) hanno salvaguardato e migliorato la cultura produttiva della birra. Ancora oggi quella prodotta nei loro monasteri è tra le più pregiate al mondo e, infatti, sono solo 12 le birre che si possono fregiare del marchio “trappista”.

Si concentrano soprattutto in Belgio, paese dalla grande tradizione di birre eccellenti, dove quelle “monastiche” sono ben sei (Westvleteren, Westmalle, Achel, Rochefort, Orval e Chimay), mentre ce ne sono sono due in Olanda (Zundert e La Trappe). Infine ne vantano una rispettivamente gli Stati Uniti (Spencer, nel Massachusetts), l’Austria (Engelszell), la Francia (Monts des Cats, nelle Fiandre Francesi) e anche l’Italia (Abbazia delle Tre Fontane, a Roma).

Emilia, i vini sui colli

L’Emilia e la Romagna

La tradizionale centralità geografica, storica e culturale dell’Emilia e del territorio bolognese si ripropone con la vasta gamma di prodotti agroalimentari tipici e, naturalmente, attraverso due vini Docg e una ventina di Doc protagonisti della significativa crescita dell’export vinicolo regionale. Produzioni che, quasi sempre, riportano la parola “colli” nella denominazione e all’origine di vini tendenzialmente freschi e non troppo pesanti, perfettamente abbinabili alle tradizioni gastronomiche locali.

Ed è sempre utile distinguere tra Emilia e Romagna, pur concentrandoci sulle colline bolognesi e su quelle comunque più vicine al capoluogo, che sulle zone vitivinicole della seconda, dove si trovano numerosi areali con uve e vini eccellenti. Per prima una delle due Docg regionali, l’“Albana di Romagna”, lo storico vitigno autoctono il cui nome deriva da albus – bianco,  particolarmente adatto alla produzione di vini passiti. E poi le Doc di “Bosco Eliceo” (dal ferrarese al ravennate), “Colli di Faenza”, “Colli di Rimini” “Romagna” (con il famoso vino Pagadebit, il cui nome dice tutto) e “Colli di Romagna centrale”. Inoltre ci sono il “Sangiovese di Romagna” e il “Trebbiano di Romagna”, denominazioni che finiscono per interessare anche alcuni comuni della provincia di Bologna.

La ricetta tradizionale dei Mondeghili

Il rinomato risotto alla milanese, l’ossobuco con o senza il risotto, la cassoeula, la semplice cotoletta ma anche la trippa (busecca) e, tra i dolci, il famoso panettone. I piatti tradizionali della cucina meneghina sono tutti abbastanza conosciuti, ma un’altra tipicità è certamente quella dei “mondeghili” che, dal 2008, hanno anche ricevuto la denominazione comunale.

Il nome, raramente usato al singolare, si è inserito nel dialetto milanese come conseguenza della dominazione spagnola ma la parola vera e propria deriva dall’arabo “al-bunduck”, poi trasformatasi nello spagnolo albondiga, quindi albondeguito e albondeghito. Furono proprio gli arabi, dunque, ad insegnare agli spagnoli a friggere queste polpette di carne trita che oggi conosciamo come “mondeghili”.

Bologna crocevia anche del gusto

Bologna è da sempre un nodo strategico in Italia. Lo è stata e o lo è dal punto di vista viario, sin dall’epoca dell’antica strada romana Emilia, all’attuale Autostrada del Sole, la prima ad essere realizzata nel nostro Paese (A1) e da cui partono quasi tutte le altre che si collegano con le principali città centro-settentrionali. E naturalmente lo è da quando esistono le prime linee ferroviarie, perché a Bologna si incrociano da sempre le coincidenze.

Questa città, il cui territorio risulta abitato da millenni, è tradizionalmente un crocevia culturale; non a caso qui è nata la prima università europea. E poi questa centralità del territorio bolognese non la si può che ritrovare chiaramente anche nell’ambito enogastronomico, grazie alla presenza della Pianura Padana, la più grande d’Italia e di tutta l’Europa meridionale. Considerando esclusivamente i prodotti Dop e Igp e, tra questi, solo quelli che interessano la città di Bologna, stiamo parlando di tante e importanti eccellenze che affiancano la squisita cucina locale, famosa per la pasta fresca e il ragù.