Vitigni autoctoni italiani: la biodiversità è la nostra forza

Vitigni autoctoni in Italia: tanti tipi di uva poco conosciuti costituiscono il nostro vero patrimonio di diversità

L’Italia è uno dei paesi al mondo con la maggiore biodiversità di vitigni autoctoni: se ne contano oltre 300 e ogni anno le ricerche ne svelano continuamente di nuovi. D’altronde si sa che la biodiversità italiana sia eccezionale in tutto il campo enogastronomico, non solo vino quindi, ma anche prodotti tipici. Ciò che rende unica la nostra offerta vinicola, oltre alla grande varietà di uve, è anche il legame che ha la vinificazione con il territorio. I vini italiani di successo infatti, sono sempre più legati alle proprie origini in tutta la filiera produttiva. Se da una parte alcuni vignaioli hanno preferito internazionalizzare il proprio prodotto, adottando tecniche di vinificazione differenti da quelle della tradizione italiana, dall’altra invece ce ne sono numerosi che preferiscono mantenere un legame più stretto con il territorio.

Ogni regione ha i suoi vitigni

In Italia ogni regione ha i suoi vitigni autoctoni, che sono coltivati quasi esclusivamente in quella zona: alcuni sono più famosi, mentre altri sono poco conosciuti. Questo fa parte del nostro patrimonio culturale e naturalistico, che a volte si rivela un grande punto di forza, mentre altre un punto di debolezza. Una grande varietà infatti rende unica in tutto il mondo la realtà italiana, ma al contempo rende molto più difficile una messa a sistema dell’offerta regionale e nazionale. I primi 5 vigneti in Italia coprono circa il 30% del totale, mentre negli altri Paesi europei la situazione è molto diversa: in Spagna coprono il 64%, in Germania il 60%, mentre la Francia è quella che si avvicina di più alla situazione nazionale con il 50%.

È sufficiente pensare al Nebbiolo, al Barbera e alla Freisa in Piemonte; il Refosco e la Ribolla in Friuli Venezia Giulia; l’Albana e il Sangiovese in Emilia, l’Aglianico e il Fiano in Campania; il Montepulciano e il Pecorino in Abruzzo e il Sangiovese di nuovo in Toscana.(link al rosso di camigliano)

I vini più coltivati in Italia e quelli meno conosciuti

Tra i vini più coltivati in Italia c’è sicuramente il Sangiovese, utilizzato per produrre il Brunello, il Chianti e altri grandi vini della tradizione italiana. Il Sangiovese rappresenta l’8% del vigneto totale ed è seguito dal Montepulciano, Glera e Pinot Grigio, utilizzato soprattutto nel Veneto Orientale per realizzare vini bianchi, secchi e dal gusto morbido. Oltre a questi vitigni che sono anche tra i più conosciuti in Italia, ce ne sono altri decisamente meno noti, ma non per questo di qualità inferiore. La Lumassina in Liguria, la Moradella della Lombardia, l’Enantio dell’Alto Adige, il Tazzelenghe del Friuli Venezia Giulia, il Bellone del Lazio, l’Albanello della Sicilia e il Cagnulari sardo, sono solo alcuni dei vitigni autoctoni italiani poco conosciuti, ma che da secoli accompagnano il lavoro di vinificazione dell’uomo, coprendo una parte importante delle tradizioni regionali. Negli ultimi anni si è fatta sempre più importante la necessità di valorizzare in modo adeguato questo enorme patrimonio vitivinicolo, sia attraverso eventi, sia attraverso progetti che portino nel mondo la biodiversità italiana. Del resto, sono gli stessi dati che confermano che il mondo vuole i vini autoctoni italiani: questo è il nostro segno di riconoscimento e il nostro distintivo di qualità. Al contempo è necessario sviluppare un sistema promozionale adeguato per le piccole realtà, le quali non avrebbero le risorse individuali richieste, che permetta di presentarsi a livello internazionale come un sistema organizzato.

 

Written by Anna Fornaciari