Taggati con

fattorie di qualità magazine

Il vino nella storia dell’arte: 5 opere imperdibili

Il vino nell’arte visiva: 5 quadri che hanno fatto la storia

Il vino è una forma d’arte e sono in molti a pensarlo: per questo motivo sono tantissimi i quadri e le opere in cui il vino appare come elemento imprescindibile. Non c’è da stupirsi se pittura e vino nella loro storia abbiano avuto numerosi incontri, perché il vino non è esclusivamente materia e colore, ma anche metamorfosi: da grappolo si trasforma in caraffa e bicchiere. Che si tratti di rappresentare momenti di ebbrezza o attimi della quotidianità, sono numerosi gli artisti che hanno dedicato al vino la loro più profonda emozione: ecco un racconto del ruolo del vino nell’arte visiva.

Marsala, il vino fatto per viaggiare

Il mercante e navigatore inglese John Woodhouse approdato nel 1773 a Marsala (già nota ai Greci) si era innamorato di quel vino un po’ forte, già famoso all’epoca dell’antica Roma (quando si aggiungeva il mosto cotto). Gli ricordava il “Porto” e ora doveva assolutamente portarselo in Inghilterra, così decise di acquistarne una cinquantina di barili. Ma il viaggio, lungo e pieno di scossoni, avrebbe certamente rovinato il carico e così Woodhouse decise di aggiungere dell’acquavite al vino, per “fortificarlo”; rendendolo quindi in grado di superare il trasferimento via mare.

Nei decenni successivi quel prodotto riscosse uno straordinario successo e tanti altri mercanti seguirono la rotta e quel commercio fino alla prima metà del XIX secolo, quando un imprenditore siciliano, Vincenzo Florio, diede a questo vino la sua fama mondiale. Era nato il Marsala moderno che, oggi, è un prodotto Doc il cui areale interessa l’intera provincia di Trapani, ad esclusione del comune di Alcamo e delle isole di Favignana e Pantelleria. Il compagno perfetto della tradizionale pasticceria siciliana e locale (i dolci di ricotta, la cassata, i cannoli, i cappidduzzi e tanto altro).

Ferrara incrocio di eccellenze

Quella di Ferrara è una terra dove si incrociano storia, ricchezze ambientali e, naturalmente, eccellenze agroalimentari. Il pensiero corre subito allo splendore rinascimentale di quello che fu il Ducato degli Este, dove vissero tanti importanti artisti e scienziati (Ariosto, Tasso, Copernico, Mantegna, Tiziano e Pico della Mirandola) e che oggi vede il magnifico centro storico del capoluogo riconosciuto dall’Unesco come Patrimonio dell’Umanità, così ricco di monumenti, musei e istituzioni culturali.

Natura e ricchezza agroalimentare

E poi l’immenso patrimonio naturalistico, dalle tante meraviglie del Parco del Delta del Po e delle Valli di Comacchio alle numerose oasi e riserve naturali. E ovviamente una cultura e un ambiente del genere non potevano che favorire anche lo sviluppo di una grande cultura agroalimentare. Il Ferrarese è completamente caratterizzato da territorio pianeggiante estremamente fertile. E’ posto a ridosso del Delta del Po e del Mare Adriatico, nella zona orientale della Bassa Padana, e condivide gli areali Dop e Igp di diverse realtà: a nord con i territori veneti della provincia di Rovigo e lombardi del Mantovano, mentre a sud con la romagnola zona ravennate e infine con il Bolognese.

Val d’Orcia: dagli Etruschi al Brunello di “Camigliano”

Lo splendore dei colli senesi viene da sempre identificato con l’incomparabile alternarsi di vigneti, oliveti, boschi e cipressi. Tutti conoscono almeno di fama le Colline del Chianti, condivise con il Fiorentino, l’Alta Val d’Elsa, le Crete senesi nella zona sud orientale della provincia o la Val di Chiana, quella che dai vini di Montepulciano si spinge fino all’aretino e in Umbria.

E naturalmente tutti conoscono anche la Val d’Orcia, vallata alle pendici del Monte Amiata e parco che l’Unesco considera patrimonio dell’umanità; un territorio cresciuto vicino alla romana via Cassia e alla via Francigena; la terra dei cipressi per antonomasia, caratterizzata dalla presenza di borghi medievali incantevoli. Luoghi suggestivi come Pienza con le sue forme rinascimentali e la sua frazione di Monticchiello, per andare verso Montepulciano. Non lontano troviamo San Quirico D’Orcia, con le mura imponenti e i cipressi protagonisti delle fotografie scattate dai turisti di tutto il mondo. Basti ricordare che da queste parti si trovano quei “campi elisi” immaginati da Ridley Scott ne “Il Gladiatore”. E a pochi chilometri da questo “paradiso” si può ammirare la frazione di Bagno Vignoni, il borgo sviluppato intorno ad una antica vasca di acque termali già note agli Etruschi e poi frequentate da Lorenzo il Magnifico. E ancora Castiglione D’Orcia, dominato dalla Rocca di Tentennano, fortezza dove soggiornò Santa Caterina da Siena. Infine Montalcino e i suoi vicoli ripidi che salgono alla Rocca o portano fuori dal borgo per dirigersi verso l’Abbazia di Sant’Antimo.

‘Nduja di Spilinga e Cipolla di Tropea, tesoro vibonese

Assaggiare la ‘Nduja di Spilinga è un’esperienza sensoriale molto intensa. Non solo per la sua famosa piccantezza ma per la forza dei sapori e grazie alla molteplicità di usi che di questo insaccato è possibile fare: dalla tradizionale e coraggiosa possibilità di spalmarla sul pane (magari insieme a qualche saporito formaggio calabrese), oppure come semplice ingrediente a freddo sulla pasta, con l’aggiunta di un po’ di olio extravergine di oliva. O ancora come base ricca di personalità per vari sughi.

La “Nduja”, il cui nome potrebbe derivare dall’arrivo della lavorazione della salsiccia francese (Andouille) in epoca napoleonica, è originaria dell’Altopiano del Poro e del piccolo comune di Spilinga, territorio ricco di grotte (le “spelonche” sono probabilmente all’origine del nome) in provincia di Vibo Valentia. Si tratta di un preparato basato sulla lavorazione e l’impasto delle parti grasse del maiale con la consistente aggiunta di peperoncino piccante calabrese.