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Soggiorno a Cremona: la città di Stradivari e delle tre “T”

Cremona si autodefinisce la città delle tre “T”: Turòon, Turàs e Tetàss, vale a dire Torrone, Torrazzo e … Tettone. Del resto qui, forse non a caso, è nato Ugo Tognazzi, grande attore, noto buongustaio e cultore della bellezza femminile. E dentro e fuori la città ce ne sono tante di cose interessanti. Da sempre e da molte parti qualcuno si considera “il primo” anche per i violini o per il torrone ma, per entrambe le cose, Cremona è di certo  un simbolo.

Lungo le rive del Po Cremona è stata snodo strategico per il commercio e un riferimento per la cultura e per le arti, fin dall’epoca dall’Antica Roma. Prima bizantina e poi longobarda, divenne un florido comune nel XII e XIII secolo, quindi porto fluviale di Milano e poi temporaneamente sotto il controllo veneziano a cavallo tra il ‘400 e il ‘500. Si impoverì durante il successivo dominio spagnolo e dal XVIII secolo fino all’Unità d’Italia fu invece asburgica. Fin dal ‘500 venne comunque considerata la capitale dei liutai, a partire dall’artigiano Andrea Amati e, nel secolo successivo, con la famiglia Guarneri e poi Stradivari, che hanno sancito la storia della cosiddetta “città della musica”. L’arte liutaria è oggi Patrimonio Unesco dell’Umanità.

Alla Xylella la Puglia risponde con 5 Dop e una nuova Igp regionale

Nelle prossime settimane la Puglia raggiungerà un altro prestigioso risultato in campo olivicolo con il riconoscimento dell’Olio di Puglia Igp. Un importante segnale di  forza utile anche a contrastare i gravi danni economici provocati dalla Xylella, il batterio che, trasportato da piccoli insetti, si sta insediando in milioni di piante facendole seccare. Negli ultimi anni il problema ha interessato ben tre territori provinciali ma, per ora, sembra possibile solo rallentarlo, ricorrendo ad insetticidi ed eradicamenti che isolino l’infezione; scelte che naturalmente trovano una diffusa ostilità sul territorio.

Ma la Puglia ha una storia lunga in termini di produzione di olio, che risale all’antica Grecia e che si percepisce da oliveti con piante talvolta millenarie; veri e propri monumenti. E oggi resiste ai problemi con prodotti, se possibile, ancora più di eccellenza, con una forte attenzione monocultivar. Sono tante le aziende (la maggiore concentrazione è quella nei territori di Bari e Barletta) che sono impegnate su decine di milioni di ulivi, per oltre 100mila ettari coltivati, capaci di sfiorare il 50% della produzione nazionale. Non a caso questa terra si pone in testa alla classifica delle regioni italiane a vocazione olivicola.

Vino e architettura: le cantine da non perdere in Toscana

Le cantine Toscane realizzate da celebri archistar

La Toscana è una delle regioni italiane in cui è maggiore il numero di privati che hanno deciso di investire nel settore vitivinicolo, puntando sul binomio vino e arte che ha riscosso un grandissimo successo tra i viaggiatori nazionali ed internazionali. Molti produttori infatti hanno dimostrato di essere disposti a mettersi in gioco per realizzare cantine dal fascino architettonico ineguagliabile: come mecenati moderni hanno permesso la nascita del “Toscana Wine Architecture” che è un circuito di 25 cantine realizzate dai nomi più prestigiosi dell’architettura contemporanea, come nel caso del famoso maestro italiano Renzo Piano.

Splendori della Tuscia

La Tuscia viene oggi associata al territorio del solo Viterbese ma nel Medioevo identificava l’intera Etruria, vale a dire l’area precedentemente popolata dagli Etruschi e quindi comprendente anche la Toscana e l’Umbria. Nel Lazio settentrionale si conserva infatti un immenso patrimonio archeologico etrusco-romano (Tarquinia, Tuscania, Sutri, Vulci e altre località). Ma anche ville e palazzi del XVI e XVII secolo come Palazzo Farnese a Caprarola, Villa Lante a Bagnaia, Palazzo Giustiniani Odescalchi a Bassano Romano, Palazzo Altieri a Oriolo Romano, Palazzo Doria Pamphilij a San Martino al Cimino e Palazzo Ruspoli a Vignanello. Oppure borghi medievali come Civita di Bagnoregio (la “città che muore” a causa delle pareti della rupe che franano), Calcata, Civita Castellana, Tuscania, Sutri, Vitorchiano solo per citarne alcuni. A tutto questo si affianca un eccezionale patrimonio naturalistico: gli splendidi laghi vulcanici di Vico, Mezzano, Monterosi e Bolsena. Oppure le aree di pregio come il cosiddetto “Parco dei Mostri” a Bomarzo, i quasi 3mila ettari della “Riserva Naturale del Monte Rufeno” nel territorio di Acquapendente, i soli 70 ettari del “Monumento Naturale di Corviano” a Soriano nel Cimino, le “Forre (gole) di Corchiano” con le testimonianze preistoriche, le oasi Wwf, le spiagge di Montalto e tante altre meraviglie che meritano assolutamente di essere visitate.

L’oro della Garfagnana

La zona della Garfagnana, in provincia di Lucca, è nota per la produzione di farro, che può essere definito davvero come l’oro locale. Molto resistente e ricco di vitamine, questo frumento “vestito” (i chicchi risultano avvolti dalle “glumelle/grumette” anche dopo la trebbiatura) risulta adatto per la farina e come piatto vero e proprio; viene infatti utilizzato sia come risotto, sia per le zuppe, distinguendosi per il moderato contenuto di glutine, per la notevole tenuta in fase di cottura e per il sapore caratteristico. Igp dal 1996, il “Farro della Garfagnana” è riconoscibile per il chicco più grosso rispetto ad altri.

Nel corso dei secoli la coltivazione del farro è stata soppiantata da quella del grano (quello tenero discende dal farro grande o spelta e quello duro dal farro medio), molto più produttiva. In Italia si coltivano soprattutto farro medio o dicocco (la cui spiga schiacciata presenta due chicchi, come quello della Garfagnana), anche se il più antico è quello monococco. Una selezione rappresentativa dei prodotti locali, non solo di farro, è quella della “Garfagnana Coop”, cooperativa aperta negli anni ’90 che si caratterizza per la coltivazione biologica. Ottime anche le confetture.