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Viaggio a “Tenuta Mosole” dove adorano vinificare uve in purezza

30 ettari di vigneti e 220mila bottiglie: ecco presentata in pochi numeri l’azienda “Tenuta Mosole” a Santo Stino di Livenza, comune in provincia di Venezia che rientra nell’areale Doc “Lison Pramaggiore” e in quello Docg “Lison” (insieme ad altri comuni in provincia di Treviso e a quelli in provincia di Pordenone). E sono ormai decenni che questa azienda a conduzione familiare punta all’eccellenza attraverso un sistema di viticoltura in continuo aggiornamento e con un appassionato ricorso alla vinificazione in purezza delle tante uve coltivabili nell’area.

Santo Stino di Livenza, che prende il nome da Santo Stefano e dal fiume che gli scorre vicino, ospita una terra di origine alluvionale ricca di mineralità, dal clima temperato e ventilato, che si colloca nelle valli tra i fiumi Livenza e Tagliamento al confine con il Friuli. Proprio dalle sorgenti carsiche di quella regione nascono infatti i due corsi d’acqua che poi vanno a gettarsi nel Mare Adriatico.

L’azienda “Corte Normanna” nella terra che si è conquistata il buon auspicio

Da Malaventum a Beneventum

Prima dei Romani questa era la terra abitata dalla tribù sannita degli Irpini e sviluppata intorno alla città diMaleventum”. Poi, dopo aver sconfitto Pirro, i nuovi conquistatori la chiamarono con il più benaugurante Beneventum, continuando a tenerla al centro della storia; come al centro di una conca circondata dai gruppi del Taburno, del Partenio e del Mutria, era ed è la sua collocazione geografica. Una lunga storia fino all’alleanza con il Regno dei Normanni nel X secolo, a cui seguì la sudditanza allo Stato Pontificio fino ad arrivare all’Unità d’Italia.

Tradizionalmente attraversato da storie di magia e di streghe, il beneventano ha combattuto per trasformarsi da terra di cattivo a terra di buon auspicio. Ha comunque sempre potuto contare su una fiorente produzione agricola e lo fa ancora oggi, come nel caso della pregiata Melannurca Igp, oppure con gli allevamenti per la mozzarella e la ricotta di bufala Dop. E naturalmente ci sono il vino e l’olio di cui il beneventano e il Sannio sono un generoso e antico punto di riferimento. Non a caso e sin dagli anni ’20 del secolo scorso, l’attività della famiglia Falluto a Guardia Sanframondi, piccolo borgo medievale fortificato, è stata protagonista su un territorio dove per secoli la signoria normanna a cui il nome locale si richiama aveva dato impulso culturale, economico e sociale.

La mortadella è quella di Bologna, ma non solo

Origini antiche

Profumata e appetitosa la “Mortadella di Bologna” rappresenta uno dei prodotti Igp dall’areale più vasto. Che sia nata a Bologna sono tutti d’accordo ma dal 1998 la si può produrre con marchio di certificazione da tante altre parti; non solo in Emilia Romagna ma anche in vari comuni del Piemonte, della Lombardia, del Trentino, del Veneto, delle Marche, della Toscana e del Lazio.

Viaggio a Termeno, nella patria del Gewürztraminer

Intenso, complesso, aromatico, vivace. Sono solo alcuni dei numerosi aggettivi che possono descrivere le caratteristiche di un vino bianco inconfondibile, che si impone più che lasciarsi scoprire. Il Gewürztraminer (Traminer aromatico in Italiano) è un vitigno originario della zona altoatesina di Termeno (la traduzione letterale è infatti “spezie di Termeno”), il paese dalla secolare tradizione vitivinicola in provincia di Bolzano.

Le vigne si trovano nell’areale Doc “Alto Adige” ma l’uva anche altrove, dove possiamo trovarla con il nome di “Traminer aromatico”, come in Trentino. Il Gewürztraminer viene poi prodotto in Germania e in Francia: nella Valle del Reno è più tendente alla morbidezza mentre in Alsazia esprime caratteristiche minerali importanti e una maggiore freschezza. Ma è comunque nell’area di Termeno, con i suoi terreni argillosi e limo-sabbiosi, che si trovano le condizioni ideali per questa uva. In particolare sull’Altopiano del Sella, forse la zona più prestigiosa.

Astigiano: viaggio nella terra che produce tutti i tipi di spumante

Champagne e Prosecchi convivono tutti nell’Astigiano. I due diversi metodi di spumantizzazione, quello Classico-Champenoise (rifermentato in bottiglia e dai vini più complessi e con sentori di lievito) e quello Martinotti-Charmat (rifermentato in autoclave con risultati meno effervescenti ma più fruttati), trovano in queste terre una patria comune.

Spumanti e Prosecchi astigiani

Proprio in questi ultimi mesi è infatti arrivato sul mercato l'”Asti secco” a base Moscato, il Prosecco locale che vuole fare concorrenza ai vini del Trevigiano. Un debutto che parte per ora con poche centinaia di migliaia di bottiglie in un’area che ne produce decine di milioni solo considerando il più celebre spumante dolce italiano a base dell’aromatica uva Moscato bianco, vale a dire l'”Asti Docg. Questo vino può essere fatto rifermentare sia attraverso il metodo Champenoise che Charmat e, affiancato dal semplicemente dolce “Moscato D’Asti“, contraddistingue l’areale che si trova al confine con le province di Alessandria e Cuneo (Monferrato e Alta Langa), suddividendosi in varie sotto-zone (Canelli, Santa Vittoria d’Alba e Strevi). Questi due storici vini italiani, accanto ad una scelta che spazia su tutto l’Astigiano e le Langhe, sono la forza della Cantina “Dogliotti”, azienda di Castagnole delle Lanze nata nel lontano 1870.