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Pesto genovese: poche, semplici ma rigide regole

Il Pesto genovese è uno dei piatti freschi per eccellenza, fatto di pochi e sani ingredienti di qualità. A partire dal basilico genovese Dop, magari quello che viene dalle alture del quartiere Pra’, prima lavato e poi fatto asciugare. E poi dall’aglio dolce e delicato di Vessalico, che punta ad ottenere a breve il marchio Igp. Evitando le alterazioni nel gusto, le temperature e l’ossidazione delle foglie causati dal frullatore,  i primi due elementi vengono tradizionalmente “pestati” nel mortaio di marmo, per poi essere affiancati dal Parmigiano Reggiano Dop (possibile un terzo di Pecorino sardo Dop), pinoli italiani (o anche le noci) e sale, sempre roteando e premendo con il pestello di legno. Infine l’olio extravergine di oliva, preferibilmente quello Dop della Riviera Ligure, a completare il perfetto equilibrio delle componenti. Insomma la scelta accurata delle eccellenze locali, dove possibile, distingue il “Pesto genovese” da quello anche troppo diffuso “alla genovese”.

La regola “Centorame”: solo uve autoctone e in purezza

Un contesto ambientale e storico suggestivo

Sono le splendide colline teramane ad ospitare l’azienda vinicola “Centorame”. Quella di Lamberto Vannucci è una realtà di assoluta eccellenza, nata dalla passione familiare alla fine degli anni ’80 in un contesto ambientale di rara bellezza. Stiamo parlando della Riserva Naturale dei Calanchi di Atri, i suggestivi solchi dovuti all’erosione dei terreni argillosi che sono anche oasi Wwf. Terreni vocati per la produzione vinicola, alla quale sono in grado di conferire un notevole ventaglio aromatico. E poi Atri, l’antica Hatria romana anche se già nota in periodo etrusco, successivamente importante ducato e oggi è una delle più significative città d’arte italiane, con uno spettacolo unico di chiese e palazzi.

Vino, olio, storia e Lago di Garda. Ecco l’eccellenza veronese

Il Veneto è una terra di grandi vini che vanta 14 Docg e 28 Doc; una tra le aree di export vinicolo più importanti a livello internazionale, con una produzione di oltre 13milioni di quintali di uva, di cui oltre 8 sotto denominazione di origine, per decine di migliaia di ettari vitati. Abbiamo già scritto del Prosecco prodotto nel Trevigiano, lo spumante più venduto al mondo, ma anche il Veronese rappresenta un’area vitivinicola di considerevole importanza sia qualitativa che quantitativa, oltre che dalla tradizione molto antica (come tutto il Veneto).

Lecce: Hollywood nel tacco della provincia più orientale d’Italia

Proprio sul tacco dello stivale si colloca la provincia più orientale d’Italia. Si tratta della magnifica Lecce, la città “culla del Barocco” e terra salentina prima che pugliese. La cosiddetta “Firenze del Sud” ha origini antiche, dai Messapi all’Impero Romano, prima d’Occidente poi d’Oriente e ancora i Normanni e quindi gli Svevi. Ma cantiere di quello splendore che tutti possiamo oggi ammirare lo è diventata sotto la dominazione spagnola e grazie alla bellezza della pietra calcarea leccese. Il Duomo di Maria Santissima Assunta, la Basilica di Santa Croce dove trionfa il Barocco, e poi le innumerevoli chiese che popolano questa città insieme a imponenti palazzi, piazze, conventi, monasteri, torri, porte monumentali e architetture militari come il Castello del XIII secolo. E ancora l’archeologia con l’Anfiteatro e il Teatro Romano e le bellezze artistiche e naturali in provincia, a partire dalle tante meravigliose spiagge.

“La Vigna di Sarah” e il suo mondo, dove si può anche dormire in una botte

Sono tante le parole chiave che esprimono l’idea alla base della filosofia aziendale de “La Vigna di Sarah”, aperta nel 2010 sulle colline intorno a Vittorio Veneto, città simbolo della controffensiva italiana sul Piave alla fine della Prima Guerra Mondiale.

La prima parola non può che essere “Prosecco”: questa cantina produce infatti solo bottiglie di questa tipologia di vino. Segue “Valdobbiadene”, il nome dell’area storica e più vocata alla coltivazione dell’uva Glera, che da queste parti vinificano fin dall’inizio del XIX secolo. E poi “biologico”, considerando la scelta aziendale compiuta per tutti i 16 ettari; scelta che esprime al meglio il concetto che questa giovane realtà ha della selezione e della qualità. E ancora la “passione” e l’“originalità”, parole di cui spesso si abusa ma che in questo caso ci spingono indiscutibilmente verso l’ultimo riferimento chiave che, naturalmente, è proprio “Sarah”.