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Tra le mura cittadine spunta l’antico vino di Siena

Siena riavrà presto il suo vino storico, quello dei suoi specifici vitigni autoctoni. A garantirlo le tracce sopravvissute per secoli negli spazi suburbani e soprattutto all’interno delle stesse mura cittadine, tra gli orti delle contrade e dei conventi.

All’origine della scoperta e degli studi che ne sono seguiti, il progetto “Senarum Vinea, le vigne storiche di Siena”, partito nel 2007 con il sostegno dell’Università cittadina, delle amministrazioni locali e dell’Associazione Nazionale Città del Vino. Nel gennaio scorso sette vitigni sono stati analizzati presso l’Istituto Agrario di Siena “Bettino Ricasoli”, dove erano stati messi a dimora e poi, al termine del processo di microvinificazione, degustati dagli esperti; e con risultati davvero significativi.

Spa del vino e vinoterapia in Italia: quali non perdere

Week end invernali: le migliori SPA del vino in Italia

L’inverno è la stagione migliore in cui dedicarsi alla cura del proprio corpo e del relax. Per tutti gli amanti del vino la soluzione ideale sono le Wine SPA, veri e propri centri benessere che utilizzano le proprietà benefiche dell’uva e del vino, per effettuare i trattamenti per il corpo. La vinoterapia infatti è diventata sempre più richiesta negli ultimi anni da tutti i viaggiatori che amano concedersi un po’ di tempo per se stessi, coniugando l’enogastronomia con il relax.

Questi trattamenti sono nati in Francia, nella zona del Bordeaux, e prevedono la miscelazione del vino con altre sostanze, come il succo di limone ed erbe aromatiche, in modo da sfruttare la fermentazione del vino e contrastare l’invecchiamento della pelle. Altri effetti benefici della vinoterapia sono la riduzione dello stress e la facilitazione del dimagrimento. Perché non concedersi allora un week end di relax dopo le feste di Natale? Ecco quali sono le migliori SPA del vino in Italia.

Il vino “vegan” vede la Toscana protagonista

Nonostante l’ultimissimo Rapporto Eurispes abbia certificato un drastico calo del cosiddetto “trend” vegano, dopo il boom verificatosi nel 2016, i vegani rappresentano comunque un mercato di nicchia; un mercato che esiste ed esiste anche nel vino; e che vale alcuni milioni di euro.

In particolare la Toscana ha negli anni scorsi registrato alcune aziende che hanno deciso di buttarsi nel mondo VeganOk (certificazione che riguarda oltre 1000 aziende agroalimentari in Italia e decine di migliaia di prodotti). E lo ha fatto al fianco di Veneto, Abruzzo, Piemonte e Marche.

Quasi la metà delle aziende certificate “VeganOk” si distinguono per il ricorso diffuso a tecniche di coltivazione e lavorazione poco invasive, quindi caratterizzate da metodi naturali, biologici o biodinamici. Il disciplinare “vegan” è del resto molto chiaro, vietando il ricorso a prodotti di origine animale per la chiarificazione e la stabilizzazione del vino (caseina, albumina, gelatine), come per l’uso di colle, inchiostri e lubrificanti nella fase di etichettatura e confezionamento delle bottiglie.

Il 2018 potrebbe essere l’anno dell’abbigliamento in uva

Ho comprato quella bellissima giacca in filato di uva”. In breve tempo questa frase potrebbe entrare a pieno titolo nel nostro linguaggio quotidiano. Perché adesso l’uva non è più solo un frutto prelibato da gustare o da utilizzare per creare grandi vini, ma anche il materiale naturale grazie al quale realizzare un ottimo tessuto, valorizzandone le bucce e i semi.

L’idea è venuta a “Vegea”, un’azienda milanese di biomateriali innovativi, nata nel 2016 e rivolta ai settori della moda e del design. Il tutto è stato sviluppato attraverso il “Progetto Manifattura di Rovereto”, l’incubatore di impresa costituito dalla Provincia autonoma di Trento attraverso l’Agenzia “Trentino Sviluppo”. E il Parlamento europeo ha già deciso di premiare l’azienda nell’ambito della “European Top 50 competition”, l’iniziativa che ogni anno seleziona le 50 migliori idee d’impresa nel continente. Riconoscimento, per altro, seguito ai 300mila euro ottenuti in occasione della seconda edizione del “Global Change Award”, ideato dalla H&M Foundation.

Produrre un buon vino non è semplice. Anche più difficile farselo pagare

Imbottigliare un vino rappresenta sicuramente una grande soddisfazione, un vero e proprio orgoglio per un produttore. Partendo dal lavoro nella vigna fino alla vendemmia, passando per le varie fasi della lavorazione e l’affinamento in legno e/o in bottiglia, arrivando infine alla commercializzazione. Descritta in questi termini l’attività di un’azienda vitivinicola ha davvero il suo fascino ma come per tutte le imprese esistono ulteriori passaggi che hanno un aspetto un po’ meno attraente. Come in tante altre attività produttive, oltre che della solita burocrazia, ci si deve preoccupare dei tempi di pagamento da parte dei clienti che, nel corso degli anni della crisi, si sono sempre più allungati.