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Ferrara incrocio di eccellenze

Quella di Ferrara è una terra dove si incrociano storia, ricchezze ambientali e, naturalmente, eccellenze agroalimentari. Il pensiero corre subito allo splendore rinascimentale di quello che fu il Ducato degli Este, dove vissero tanti importanti artisti e scienziati (Ariosto, Tasso, Copernico, Mantegna, Tiziano e Pico della Mirandola) e che oggi vede il magnifico centro storico del capoluogo riconosciuto dall’Unesco come Patrimonio dell’Umanità, così ricco di monumenti, musei e istituzioni culturali.

Natura e ricchezza agroalimentare

E poi l’immenso patrimonio naturalistico, dalle tante meraviglie del Parco del Delta del Po e delle Valli di Comacchio alle numerose oasi e riserve naturali. E ovviamente una cultura e un ambiente del genere non potevano che favorire anche lo sviluppo di una grande cultura agroalimentare. Il Ferrarese è completamente caratterizzato da territorio pianeggiante estremamente fertile. E’ posto a ridosso del Delta del Po e del Mare Adriatico, nella zona orientale della Bassa Padana, e condivide gli areali Dop e Igp di diverse realtà: a nord con i territori veneti della provincia di Rovigo e lombardi del Mantovano, mentre a sud con la romagnola zona ravennate e infine con il Bolognese.

Val d’Orcia: dagli Etruschi al Brunello di “Camigliano”

Lo splendore dei colli senesi viene da sempre identificato con l’incomparabile alternarsi di vigneti, oliveti, boschi e cipressi. Tutti conoscono almeno di fama le Colline del Chianti, condivise con il Fiorentino, l’Alta Val d’Elsa, le Crete senesi nella zona sud orientale della provincia o la Val di Chiana, quella che dai vini di Montepulciano si spinge fino all’aretino e in Umbria.

E naturalmente tutti conoscono anche la Val d’Orcia, vallata alle pendici del Monte Amiata e parco che l’Unesco considera patrimonio dell’umanità; un territorio cresciuto vicino alla romana via Cassia e alla via Francigena; la terra dei cipressi per antonomasia, caratterizzata dalla presenza di borghi medievali incantevoli. Luoghi suggestivi come Pienza con le sue forme rinascimentali e la sua frazione di Monticchiello, per andare verso Montepulciano. Non lontano troviamo San Quirico D’Orcia, con le mura imponenti e i cipressi protagonisti delle fotografie scattate dai turisti di tutto il mondo. Basti ricordare che da queste parti si trovano quei “campi elisi” immaginati da Ridley Scott ne “Il Gladiatore”. E a pochi chilometri da questo “paradiso” si può ammirare la frazione di Bagno Vignoni, il borgo sviluppato intorno ad una antica vasca di acque termali già note agli Etruschi e poi frequentate da Lorenzo il Magnifico. E ancora Castiglione D’Orcia, dominato dalla Rocca di Tentennano, fortezza dove soggiornò Santa Caterina da Siena. Infine Montalcino e i suoi vicoli ripidi che salgono alla Rocca o portano fuori dal borgo per dirigersi verso l’Abbazia di Sant’Antimo.

‘Nduja di Spilinga e Cipolla di Tropea, tesoro vibonese

Assaggiare la ‘Nduja di Spilinga è un’esperienza sensoriale molto intensa. Non solo per la sua famosa piccantezza ma per la forza dei sapori e grazie alla molteplicità di usi che di questo insaccato è possibile fare: dalla tradizionale e coraggiosa possibilità di spalmarla sul pane (magari insieme a qualche saporito formaggio calabrese), oppure come semplice ingrediente a freddo sulla pasta, con l’aggiunta di un po’ di olio extravergine di oliva. O ancora come base ricca di personalità per vari sughi.

La “Nduja”, il cui nome potrebbe derivare dall’arrivo della lavorazione della salsiccia francese (Andouille) in epoca napoleonica, è originaria dell’Altopiano del Poro e del piccolo comune di Spilinga, territorio ricco di grotte (le “spelonche” sono probabilmente all’origine del nome) in provincia di Vibo Valentia. Si tratta di un preparato basato sulla lavorazione e l’impasto delle parti grasse del maiale con la consistente aggiunta di peperoncino piccante calabrese.

Soggiorno a Cremona: la città di Stradivari e delle tre “T”

Cremona si autodefinisce la città delle tre “T”: Turòon, Turàs e Tetàss, vale a dire Torrone, Torrazzo e … Tettone. Del resto qui, forse non a caso, è nato Ugo Tognazzi, grande attore, noto buongustaio e cultore della bellezza femminile. E dentro e fuori la città ce ne sono tante di cose interessanti. Da sempre e da molte parti qualcuno si considera “il primo” anche per i violini o per il torrone ma, per entrambe le cose, Cremona è di certo  un simbolo.

Lungo le rive del Po Cremona è stata snodo strategico per il commercio e un riferimento per la cultura e per le arti, fin dall’epoca dall’Antica Roma. Prima bizantina e poi longobarda, divenne un florido comune nel XII e XIII secolo, quindi porto fluviale di Milano e poi temporaneamente sotto il controllo veneziano a cavallo tra il ‘400 e il ‘500. Si impoverì durante il successivo dominio spagnolo e dal XVIII secolo fino all’Unità d’Italia fu invece asburgica. Fin dal ‘500 venne comunque considerata la capitale dei liutai, a partire dall’artigiano Andrea Amati e, nel secolo successivo, con la famiglia Guarneri e poi Stradivari, che hanno sancito la storia della cosiddetta “città della musica”. L’arte liutaria è oggi Patrimonio Unesco dell’Umanità.

Alla Xylella la Puglia risponde con 5 Dop e una nuova Igp regionale

Nelle prossime settimane la Puglia raggiungerà un altro prestigioso risultato in campo olivicolo con il riconoscimento dell’Olio di Puglia Igp. Un importante segnale di  forza utile anche a contrastare i gravi danni economici provocati dalla Xylella, il batterio che, trasportato da piccoli insetti, si sta insediando in milioni di piante facendole seccare. Negli ultimi anni il problema ha interessato ben tre territori provinciali ma, per ora, sembra possibile solo rallentarlo, ricorrendo ad insetticidi ed eradicamenti che isolino l’infezione; scelte che naturalmente trovano una diffusa ostilità sul territorio.

Ma la Puglia ha una storia lunga in termini di produzione di olio, che risale all’antica Grecia e che si percepisce da oliveti con piante talvolta millenarie; veri e propri monumenti. E oggi resiste ai problemi con prodotti, se possibile, ancora più di eccellenza, con una forte attenzione monocultivar. Sono tante le aziende (la maggiore concentrazione è quella nei territori di Bari e Barletta) che sono impegnate su decine di milioni di ulivi, per oltre 100mila ettari coltivati, capaci di sfiorare il 50% della produzione nazionale. Non a caso questa terra si pone in testa alla classifica delle regioni italiane a vocazione olivicola.