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Le influenze della Luna nel Vino

La Vigna di Sarah è da sempre legata alla Luna, a partire dal sito dei vigneti per arrivare alla vendemmia notturna.

Le Luna e la Terra, un binomio indissolubile, influenze dell’una sull’altra studiate dalla preistoria. Che cosa accomuna le maree, le fasi vegetative delle piante, il ciclo ormonale femminile o le nascite? La Luna, che ne detta il tempo scandendone le fasi.
Che si guardi all’oroscopo, alle quadrature stellari o alle usanze dei nonni, poco importa: da sempre la vita sulla terra ha ben tenuto in considerazione le fasi lunari in svariati ambiti, primo fra tutti l’agricoltura. La viticoltura e la vinificazione non fanno di certo eccezione!
Un esempio a noi vicino è la tradizione del Prosecco col fondo che narra che il momento migliore per imbottigliare questo vino sia nella prima settimana dopo Pasqua, con luna calante. Si dice che questa fase lunare primaverile sia la più adatta per vini freschi e dagli aromi floreali.

La Ribollita si mangiava e si rimangiava

A Firenze ma anche a Pisa e ad Arezzo, tutti conoscono la “Ribollita”. Si tratta della zuppa di origine medievale a base di pane raffermo sciapo e verdure. Ingredienti fondamentali il cavolo nero (ammorbidito dalle gelate), il cavolo verza e i fagioli a cui aggiungere carote, sedano, cipolla, timo, patate, erba cipollina fresca e un filo di olio extravergine di oliva.

Il nome “Ribollita” deriva dalla cultura contadina di cucinare a lungo grandi quantità di zuppa, per poi “ribollirle” più volte nei tipici tegami di coccio. La si mangiava e la si rimangiava ancora, con tutti gli avanzi dei giorni precedenti. Si andava avanti anche per una settimana e con risultati sempre migliori.

E’ una preparazione tradizionalmente invernale ma naturalmente, trattandosi di un tipico piatto povero, possono essere introdotte varianti stagionali e territoriali. Un po’ in tutta la Toscana c’è in effetti una “Ribollita”; ne esistono infinite versioni anche se sempre partendo dal pane “sciocco” (che in Toscana è un prodotto Dop), dal cavolo nero e dai fagioli.

Eccellenze lombarde. Tanti formaggi rigorosamente Dop

Decine di prodotti Dop e Igp

Sono ben 34 gli areali Dop e Igp che comprendono la Lombardia. Pur escludendo i  prodotti che già dal nome hanno radici diverse, come il Grana Padano e il Parmigiano Reggiano, lo Zampone e il Cotechino di Modena, la Coppa di Parma e la Mortadella di Bologna, il Salmerino e la Trota del Trentino, restano ancora tante le eccellenze di cui parlare. Alcune interessano numerosi territori provinciali come l’Olio dei Laghi lombardi (Dop) e il Salame di Brianza (Dop), altre sono territorialmente più specifiche.

Nella provincia varesina ci sono l’Asparago di Cantello (Dop) e il Miele (Dop), mentre nella Valtellina (Sondrio), abbiamo la famosa Bresaola, la caratteristica Mela  e, naturalmente, i rinomati Pizzoccheri, tutti Igp. Il bresciano vanta anche l’Olio del Garda (Dop come a Mantova, Verona e Trento). Più a sud, in Val Padana, incontriamo la Pera e il Melone mantovani (Igp), mentre nella zona di Cremona possiamo assaggiare il Salame omonimo (Igp di più province). Nell’Oltrepò pavese è infine il regno del Salame di Varzi (Dop) e del Salame d’Oca di Mortara (Igp), cotto sia con carne di oca che di maiale.

Roma terra di prodotti Dop e Igp

La campagna e le colline romane non mancano di prodotti dell’agroalimentare di qualità. Tutto il Lazio, a dire il vero, è una terra ricca di eccellenze e vanta complessivamente 26 tra Dop (16) e Igp (11) che vanno dai vari territori di olio extravergine, ai numerosi formaggi, salumi, carni e insaccati, frutta e cereali.

Di queste 27 prelibatezze, ben 13 coinvolgono Roma e provincia. Escludendo ciò che riguarda più regioni contemporaneamente o interessa l’area romana solo parzialmente, possiamo individuare sei vere eccellenze tipiche e note in tutto il mondo.

La storia fiorentina delle trattorie nelle “buche”

Nascevano come mescite nelle “buche” dei palazzi signorili

In una città come Firenze le trattorie rappresentano un elemento identitario. In Toscana e, a maggior ragione nel suo capoluogo, si mangia e si beve tradizionalmente bene e la cultura del vino dalle vicine Colline del Chianti si abbina perfettamente ai piatti tipici come la Ribollita, la Bistecca alla Fiorentina, il Lampredotto, il Peposo dell’Impruneta, i tortelli, i salumi e i formaggi.

E questo sodalizio va avanti da secoli, tanto che quasi tutti i più noti ristoranti sono nati come vinerie e luoghi per la mescita. Quelli nel centro storico erano e spesso sono ancora collocati nelle tradizionali “buche”, vale a dire nelle cantine di qualche palazzo signorile. Il Comune di Firenze nel suo elenco ufficiale di botteghe “storiche“, “storiche di pregio” e “tradizionali” individua alcune realtà che hanno davvero un lungo passato alle spalle, anche se in questa sede sarà possibile parlare solo di quelle più tipiche e antiche.