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Astigiano: viaggio nella terra che produce tutti i tipi di spumante

Champagne e Prosecchi convivono tutti nell’Astigiano. I due diversi metodi di spumantizzazione, quello Classico-Champenoise (rifermentato in bottiglia e dai vini più complessi e con sentori di lievito) e quello Martinotti-Charmat (rifermentato in autoclave con risultati meno effervescenti ma più fruttati), trovano in queste terre una patria comune.

Spumanti e Prosecchi astigiani

Proprio in questi ultimi mesi è infatti arrivato sul mercato l'”Asti secco” a base Moscato, il Prosecco locale che vuole fare concorrenza ai vini del Trevigiano. Un debutto che parte per ora con poche centinaia di migliaia di bottiglie in un’area che ne produce decine di milioni solo considerando il più celebre spumante dolce italiano a base dell’aromatica uva Moscato bianco, vale a dire l'”Asti Docg. Questo vino può essere fatto rifermentare sia attraverso il metodo Champenoise che Charmat e, affiancato dal semplicemente dolce “Moscato D’Asti“, contraddistingue l’areale che si trova al confine con le province di Alessandria e Cuneo (Monferrato e Alta Langa), suddividendosi in varie sotto-zone (Canelli, Santa Vittoria d’Alba e Strevi). Questi due storici vini italiani, accanto ad una scelta che spazia su tutto l’Astigiano e le Langhe, sono la forza della Cantina “Dogliotti”, azienda di Castagnole delle Lanze nata nel lontano 1870.

Piana Rotaliana, “il giardino vitato più bello d’Europa”

Nel cuore della trentina Valle dell’Adige si trova “il giardino vitato più bello d’Europa”. A definire la Piana Rotaliana in questo modo fu Cesare Battisti, il famoso irredentista che dedicò la propria vita all’Unità d’Italia.

E la Piana Rotaliana è stata attraversata per millenni dalla storia, sin dal Mesolitico, come testimoniato dai segni della presenza umana nella zona del Dos de la Forca di Ischia Alta e in quella di Borgonuovo. Reperti significativi sono anche quelli nei siti archeologici di epoca romana di Giontech e Drei Canè. Poi la dominazione longobarda, quella bavarese, quindi il Principato vescovile di Trento per quasi 8 secoli e, infine, prima territorio asburgico e poi italiano. Tracce indelebili che si ritrovano nei castelli come Königsberg, Firmian, Della Torre e San Gottardo, nei palazzi come quello di Firmian e Palazzo Martini, nelle splendide chiese come San Michele Arcangelo. E questo perché la zona è sempre stata terra di confine e di passaggio da nord a sud, con la via Claudia Augusta che univa l’Antica Roma dal Po al Danubio. Si è passati dalla carrozza di Goethe nel Settecento alla moderna linea ferroviaria del Brennero e all’Autostrada.