Il Vulture, da vulcano a terra di delizie

Era un vulcano attivo centinaia di migliaia di anni fa

Nella zona nordorientale della Basilicata, in provincia di Potenza e all’incrocio con la Campania e la Puglia, si trova un’area di origine vulcanica dove su altopiani e rilievi montuosi si alternano borghi storici e castelli (tra i più noti quello di Melfi), boschi, torrenti, vigne, oliveti e castagneti. La vetta più alta (oltre 1300 metri) è proprio il vecchio Vulture, il vulcano inattivo da centinaia di migliaia di anni alle cui pendici il cratere ospita i due laghi di Onticchio, ricchi di sali minerali. Fanno parte dell’area vari comuni, in alcuni dei quali (Barile, Maschito e Ginestra) è ancora possibile sentir parlare in una lingua di origine greco-albanese o assistere a cerimonie cattoliche di rito bizantino (cultura arbereshe), a causa della grande immigrazione avvenuta nel XV secolo.

Ora è una terra di delizie. A partire da vino e olio

Ma adesso il vulcano è decisamente spento e sulle pendici montuose si coltivano vere e proprie delizie. A partire dal fragrante Olio “Vùlture” (Dop dal 2012) che, per almeno il 70%, prevede la cultivar “Ogliarola del Vulture” più “Coratina”, “Cima di Melfi”, “Palmarola” e altre ancora come è naturale in una regione che conta ben 27 varietà autoctone di olivo. La produzione garantita dal Consorzio dei “Frantoiani del Vùlture – Vù” porta quindi avanti con orgoglio una cultura olivicola che risale agli antichi Greci.

Il Vulture, come noto, è una terra dove sgorgano apprezzate acque minerali ma che ospita anche una grande tradizione vitivinicola, grazie a terreni tufacei fino a 600 metri s.l.m., ricchi di silicio e potassio, in grado di conferire caratteristiche uniche alle uve Aglianico usate in purezza. Ecco il perché di uno dei più grandi vini italiani, il pregiato ‘”Aglianico del Vulture” (Docg nella menzione “Superiore”), rosso intensamente profumato, di grande struttura, persistente e dalle notevoli doti di invecchiamento. Ne troviamo una produzione di alto livello presso l’azienda “Basilisco” a Barile, con i suoi 25 ettari vitati e le sue magnifiche cantine in tufo in un palazzo del XVI secolo.

Per non parlare dei formaggi

In Basilicata si producono formaggi di alta qualità. E proprio dalle porte del Vulture ai rilievi di Muro Lucano, sempre in provincia di Potenza, si trovano gli allevamenti di pecore al cui latte si deve il “Pecorino di Filiano” (Dop dal 2007), che prende il nome del piccolo borgo che conserva tracce di insediamenti umani del Paleolitico e che, fino agli anni ’50, era frazione di Avigliano. Un formaggio che si abbina perfettamente ai vini a base Aglianico.

Nel resto della Regione sono importanti altri formaggi: il “Canestrato di Moliterno” (Igp dal 2010), dal nome del comune di orgine e, visto che Potenza fa parte dell’areale interregionale, anche il “Caciocavallo Silano” Dop (che qui chiamano “Lucano”). Una completa selezione di questi prodotti tipici è offerta dal Caseificio “Piano della Spina” a Filiano, che ricorrre esclusivamente al latte di allevamenti locali.

Tra i salumi merita invece di essere ricordata la “Salsiccia Lucana” o “Lucanica” che è probabilmente all’origine di simili preparati diffusi nell’Italia Settentrionale attraverso i soldati romani e che nell’antichità era fatta con l’intestino crasso del maiale. E’ inoltre piuttosto noto il “Capocollo Lucano”, che ha il marchio ministeriale PAT (Prodotto Agrolimentare Tradizionale).

Si coltivano eccellenze in tutta la provincia

Ma è tutta la provincia di Potenza ad ospitare tanti prodotti certificati, in particolare ortofrutticoli. Dai terreni del Potentino nasce infatti il “Peperone di Senise” (Igp dal 1996), che si richiama al borgo di origine normanna collocato alle porte del Parco del Pollino; un prodotto di eccellenza grazie al quale è possibile assaggiare il tipico peperone crusco, essiccato e particolarmente gustoso quando cucinato. Sempre nella parte meridionale della stessa provincia si coltiva la “Melanzana Rossa di Rotonda” (Dop dal 2010) e i “Fagioli bianchi di Rotonda” (Dop dal 2011). Due denominazioni per un solo piccolo comune di probabile origine longobarda che oggi è anche sede del Parco Nazionale del Pollino, il più grande d’Italia. Ma di legumi certificati questa provincia ne vanta anche altri due: il “Fagiolo di Sarconi” (Igp dal 1996) con le sue decine di ecotipi, e la “Lenticchia di Altamura” (Igp dal 2017), nel cui vasto areale rientrano sia Potenza che Matera.

Il resto della provincia è caratterizzata da ulteriori due Doc: “Terre dell’Alta Val D’Agri” e “Grottino di Roccanova”, nel primo caso a base di vitgni rossi internazionali, nel secondo con una forte presenza di Sangiovese.