Produrre un buon vino non è semplice. Anche più difficile farselo pagare

Imbottigliare un vino rappresenta sicuramente una grande soddisfazione, un vero e proprio orgoglio per un produttore. Partendo dal lavoro nella vigna fino alla vendemmia, passando per le varie fasi della lavorazione e l’affinamento in legno e/o in bottiglia, arrivando infine alla commercializzazione. Descritta in questi termini l’attività di un’azienda vitivinicola ha davvero il suo fascino ma come per tutte le imprese esistono ulteriori passaggi che hanno un aspetto un po’ meno attraente. Come in tante altre attività produttive, oltre che della solita burocrazia, ci si deve preoccupare dei tempi di pagamento da parte dei clienti che, nel corso degli anni della crisi, si sono sempre più allungati.

Dunque produrre un vino non è certo una cosa facile dovendosi confrontare con i capricci del clima prima, con la complessità del lavoro in cantina a seguire, e con alcuni limiti strutturali dell’economia italiana per finire. Oltretutto sembra proprio che una volta prodotto, il problema del vino sia proprio quello di riuscire a farselo pagare. E in particolare per le piccole imprese, un credito insoluto può rappresentare la differenza che passa tra il generare profitto e il ritrovarsi in perdita.

Tecnicamente la legge imporrebbe il pagamento per le merci agricole e alimentari deperibili entro 30 giorni e, per quelle non deperibili, in 60 giorni (art. 62 della L. 27/2012); eppure questi termini sembrano sempre più una chimera per molte aziende vitivinicole, che li vedono regolarmente oltrepassati, anche di più settimane, talvolta anche con pagamenti a 120 giorni. Praticamente solo il 16% delle fatture nel settore del vino viene pagato alla sua scadenza, contro quasi il 40% degli altri settori.

Tali dati sono stati presentati nell’Auditorium di ChiantiBanca, durante un seminario organizzato qualche settimana fa a San Casciano Val di Pesa (Firenze) davanti a decine di imprenditori del vino. Voluto dallo Studio Giuri Avvocati, specializzato in diritto vitivinicolo, in collaborazione con Eurocredit Business Information, società che studia il mercato nell’ottica della gestione crediti, l’appuntamento ha messo a disposizione numeri eloquenti; numeri che dimostrano come sia stato soprattutto il mondo Horeca a registrare i maggiori ritardi nei pagamenti a partire dal 2010 (+133%), senza particolari differenze tra vendita al dettaglio, grande distribuzione o vendita all’ingrosso.

Comunque, negli ultimi anni, proprio grazie alla legge del 2012, il tasso di recupero crediti è cresciuto, insieme all’attenzione dei produttori rispetto a certi clienti e anche alla crescente collaborazione tra cantine. Alcune banche stanno anche cominciando a predisporre offerte finanziarie più elastiche, ma chiaramente la strada da percorrere si presenta ancora lunga e piena di insidie.