Piana Rotaliana, “il giardino vitato più bello d’Europa”

Nel cuore della trentina Valle dell’Adige si trova “il giardino vitato più bello d’Europa”. A definire la Piana Rotaliana in questo modo fu Cesare Battisti, il famoso irredentista che dedicò la propria vita all’Unità d’Italia.

E la Piana Rotaliana è stata attraversata per millenni dalla storia, sin dal Mesolitico, come testimoniato dai segni della presenza umana nella zona del Dos de la Forca di Ischia Alta e in quella di Borgonuovo. Reperti significativi sono anche quelli nei siti archeologici di epoca romana di Giontech e Drei Canè. Poi la dominazione longobarda, quella bavarese, quindi il Principato vescovile di Trento per quasi 8 secoli e, infine, prima territorio asburgico e poi italiano. Tracce indelebili che si ritrovano nei castelli come Königsberg, Firmian, Della Torre e San Gottardo, nei palazzi come quello di Firmian e Palazzo Martini, nelle splendide chiese come San Michele Arcangelo. E questo perché la zona è sempre stata terra di confine e di passaggio da nord a sud, con la via Claudia Augusta che univa l’Antica Roma dal Po al Danubio. Si è passati dalla carrozza di Goethe nel Settecento alla moderna linea ferroviaria del Brennero e all’Autostrada.

La Piana Rotaliana è da secoli un territorio noto per il vino, con i suoi attuali 400 ettari di uve eccellenti raccolte da numerose aziende vitivinicole nei terreni di Mezzocorona, Mezzolombardo e degli altri comuni della zona. Non era stato infatti un caso che qui, nel 1874, la Dieta della Contea asburgica del Tirolo avesse aperto in un ex monastero agostiniano del XII secolo il prestigioso Istituto Agrario San Michele all’Adige, diventato poi ente pubblico italiano. Dal 2008 è parte della “Fondazione Edmund Mach” a capitale pubblico, intitolata al primo direttore dell’Istituto e noto enologo austriaco. Tale complesso resta tradizionalmente diviso in centro scolastico-scuola di enologia e centro sperimentale ma è anche importante azienda agricola da 120 ettari, distribuiti attorno all’Istituto e negli attuali comuni di Mezzocorona, Lavis e Giovo. Sono sopratutto dedicati alla coltivazione di mele e, per 62 ettari, alle vigne. 250mila le bottiglie prodotte, frutto della unione fra tradizione e sperimentazione vitivinicola.

Il vitigno autoctono principe del Trentino è il Teroldego (termine forse derivante dal vicino Tirolo) che, in questi terreni di origine alluvionale e molto assolati, si esprime ai suoi massimi livelli (Teroldego Rotaliano Doc) di vigore e capacità di invecchiamento. Molto diffuse anche le diverse uve di Pinot, oltre che lo Chardonnay e la Schiava. Tra le aziende vitivinicole più rappresentative rientra sicuramente la pluripremiata “Dorigati”, nata nel 1858 a Mezzocorona  e oggi capace di 100mila bottiglie da grandi uve del territorio, distribuite su 11 ettari di vigne; dal Teroldego Rotaliano “Diedri”, al Pinot Grigio, il Lagrein e lo Chardonnay. Eccellente quanto coraggioso il Trento Doc – Metodo Classico “Methius” (60% Chardonnay e 40% Pinot Nero) che riposa per ben 60 mesi sui lieviti.

E proprio il rinomato Trento Doc, pregiato “Metodo Classico” che contende l’eccellenza alla bresciana “Franciacorta” è molto presente in tutta la zona. Le uve sono naturalmente Chardonnay e/o Pinot Bianco e/o Pinot Nero e/o Pinot Meunier coltivate localmente da alcuni dei più importanti produttori nazionali di Spumante. “Bellaveder” a Faedo nasce nel 2004 e tra le sue 70mila bottiglie spiccano apprezzati  spumanti 100% Chardonnay, lasciati sui lieviti anche per 40 mesi. L’azienda produce anche ottimi Lagrein e un Pinot Nero in purezza.

L’area vitivinicola rotaliana è comunque interessata anche dalla produzione di Docg Valdadige e del rosso Lago di Caldaro (Schiava Grossa e/o Schiava Gentile e Schiava Grigia). E ancora dalle Doc Casteller e Trentino.

Ma non c’è solo il vino. Numerose le eccellenze agroalimentari trentine e anche alcuni apprezzati birrifici artigianali, tra i quali emerge “Birra del Bosco” a San Michele all’Adige, dai prodotti rigorosamente non filtrati e non pastorizzati.