Birre trappiste: ce ne sono solo dodici al mondo e una la producono a Roma

La birra ha origini antiche che vanno dagli Egizi ai Celti, passando per i Greci e i Romani. Se i monaci Benedettini hanno salvato la vite e la viticoltura nel Medioevo, quelli Trappisti (Cistercensi di stretta osservanza ispirati comunque alla regola benedettina) hanno salvaguardato e migliorato la cultura produttiva della birra. Ancora oggi quella prodotta nei loro monasteri è tra le più pregiate al mondo e, infatti, sono solo 12 le birre che si possono fregiare del marchio “trappista”.

Si concentrano soprattutto in Belgio, paese dalla grande tradizione di birre eccellenti, dove quelle “monastiche” sono ben sei (Westvleteren, Westmalle, Achel, Rochefort, Orval e Chimay), mentre ce ne sono sono due in Olanda (Zundert e La Trappe). Infine ne vantano una rispettivamente gli Stati Uniti (Spencer, nel Massachusetts), l’Austria (Engelszell), la Francia (Monts des Cats, nelle Fiandre Francesi) e anche l’Italia (Abbazia delle Tre Fontane, a Roma).

Le regole della birra dal marchio «Authentic trappist product» sono poche e precise: la produzione deve avvenire all’interno delle mura dell’Abbazia, per mano degli stessi monaci o sotto la loro completa supervisione. Inoltre buona parte dell’incasso deve andare in beneficenza e il resto per il mantenimento del complesso religioso. Al di fuori di queste regole si trovano sul mercato le cosiddette “Birre d’Abbazia”, vale a dire quelle prodotte secondo la ricetta originale, qualche volta con la concessione dei monaci ma senza il rigoroso rispetto del disciplinare.

Microbirrificio e microproduzione di eccellenza è quindi quella dell’Abbazia delle Tre Fontane a Roma, fondata nel 1868 nel luogo dove nel 67 d.C. avvenne la decapitazione dell’Apostolo San Paolo. La tradizione vuole che la testa rimbalzata a terra tre volte, avesse fatto scaturire altrettante fonti d’acqua. Oggi si tratta di un’area di circa 16 ettari dominata dalla pace, oltre che da ulivi ed eucalipti. Il monastero produce e vende da anni olio extravergine biologico, cioccolata, miele sciroppi, marmellate, liquori e il rinomato digestivo “Eucalittino”. Poi, dal 2015, è arrivata la birra con i suoi 1000 ettolitri l’anno.

Tale produzione è nata a seguito del ritrovamento tra le carte del monastero di una antica ricetta di monaci francesi. Ispirandosi a quelle preziose indicazioni è quindi partita la straordinaria esperienza della prima birra Trappista Italiana, riconoscibile anche per i caratteristici sentori di eucalipto. Ed è in questo modo che l’Italia e Roma fanno parte di un ristrettissimo “club” che fa della selezione e della produzione limitata il proprio elemento distintivo.