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Le influenze della Luna nel Vino

La Vigna di Sarah è da sempre legata alla Luna, a partire dal sito dei vigneti per arrivare alla vendemmia notturna.

Le Luna e la Terra, un binomio indissolubile, influenze dell’una sull’altra studiate dalla preistoria. Che cosa accomuna le maree, le fasi vegetative delle piante, il ciclo ormonale femminile o le nascite? La Luna, che ne detta il tempo scandendone le fasi.
Che si guardi all’oroscopo, alle quadrature stellari o alle usanze dei nonni, poco importa: da sempre la vita sulla terra ha ben tenuto in considerazione le fasi lunari in svariati ambiti, primo fra tutti l’agricoltura. La viticoltura e la vinificazione non fanno di certo eccezione!
Un esempio a noi vicino è la tradizione del Prosecco col fondo che narra che il momento migliore per imbottigliare questo vino sia nella prima settimana dopo Pasqua, con luna calante. Si dice che questa fase lunare primaverile sia la più adatta per vini freschi e dagli aromi floreali.

“La Vigna di Sarah” e il suo mondo, dove si può anche dormire in una botte

Sono tante le parole chiave che esprimono l’idea alla base della filosofia aziendale de “La Vigna di Sarah”, aperta nel 2010 sulle colline intorno a Vittorio Veneto, città simbolo della controffensiva italiana sul Piave alla fine della Prima Guerra Mondiale.

La prima parola non può che essere “Prosecco”: questa cantina produce infatti solo bottiglie di questa tipologia di vino. Segue “Valdobbiadene”, il nome dell’area storica e più vocata alla coltivazione dell’uva Glera, che da queste parti vinificano fin dall’inizio del XIX secolo. E poi “biologico”, considerando la scelta aziendale compiuta per tutti i 16 ettari; scelta che esprime al meglio il concetto che questa giovane realtà ha della selezione e della qualità. E ancora la “passione” e l’“originalità”, parole di cui spesso si abusa ma che in questo caso ci spingono indiscutibilmente verso l’ultimo riferimento chiave che, naturalmente, è proprio “Sarah”.

Lo spumante più venduto al mondo si fa a Treviso

La culla del Prosecco

Il Prosecco è il vino spumante più venduto al mondo e il territorio trevigiano è la sua culla. Siamo nella provincia di quella splendida città d’arte che è Treviso, ricca di logge, palazzi e torri medievali, come dei simboli di una lunga storia che dai Romani passa per il periodo comunale, della Signoria, veneziano e poi fino ai giorni nostri. Caratteristica la cosiddetta “Fontana delle Tette” che, a testimonianza della radicata tradizione vinicola locale, spillava vino bianco e rosso durante i periodi festivi della Repubblica di Venezia.

Il Veneto è tutta una regione di grandi vini, non certo solo grazie al Prosecco. Basti pensare all’Amarone o al Recioto della Valpolicella. Ma quel vino spumantizzato con metodo Charmat/Martinotti (rifermentato in autoclave invece che in bottiglia come nel metodo Champenoise) è sicuramente il prodotto trainante del trevigiano, con i suoi profumi di pera e mela e la sua grande freschezza. L’uva che ne è la base per un minimo dell’85% è la Glera (oltre a Bianchetta trevigiana, Verdiso e Perera), un vitigno autoctono veneto e friulano. Le zone di produzione Docg sono due ed entrambe nella sola provincia di Treviso: “Colli Asolani” (bassa resa per ettaro, rigore e selezione per ottenere vini strutturati) e “Conegliano Valdobbiadene” (l’area storica del Prosecco, comprensiva della prestigiosa sottozona “Cartizze”). Per la prima Docg segnaliamo l’Azienda “Bele Casel” di Caerano di San Marco, a conduzione familiare e con una eccellente produzione da 150mila bottiglie. Nel secondo areale spicca, anche per l’attenzione all’agricoltura a basso impatto ambientale, “Borgoluce” con una tenuta che ospita anche un bellissimo agriturismo con tanto di osteria.